Ogni giorno centinaia di giovani italiani progettano la fuga da questo Paese. Nei 12 giorni di Riot Village, campeggio nazionale organizzato da UdS e LINK in Salento, oltre un migliaio di studentesse e studenti hanno progettato l’alternativa alla fuga: spazzare via questa classe dirigente incapace ed egoista, riprendendosi così la possibilità di restare, di costruire qui ciò che siamo costretti a cercare altrove.
Vogliamo fuggire da scuole sempre più piene di controlli e vuote di idee. Il riordino dei cicli, gli accorpamenti, la canalizzazione precoce, lo sfruttamento di braccia minorili sotto forma di apprendistato, un’idea di scuola-ghetto che abitua alla precarietà, sono tasselli di un unico progetto: dopo aver tagliato i diritti fondamentali per tappare i disastri di banche e speculatori, ora il governo attacca la nostra capacità di difendere e interpretare quei diritti.
Allo stesso modo, gli atenei sono ormai diventati una Non-Università: svuotati di servizi, didattica, ricerca. Laboratori inutilizzabili, corsi chiusi o sovraffollati: è l’effetto dei tagli della 133. Il dissesto degli atenei, scaricato sugli studenti sotto forma di aumenti delle tasse, è la prova che con l’Onda avevamo ragione: ci stanno facendo pagare la loro crisi.
In questo contesto, riempire il vuoto diventa una forma di protesta. Se il governo è impermeabile alle istanze del movimento, allora occorre disarticolare dall’interno il progetto Tremonti-Gelmini. Fin da subito occorre mobilitarsi nei territori, con azioni e assemblee, verso una mobilitazione nazionale degli studenti medi e riempire delle nostre idee la Non-Università, a partire dalle giornate in cui le università saranno ferme per il differimento dell’inizio dell’anno accademico.
Dobbiamo istituire nelle scuole, nelle università, nelle accademie, laboratori per l’Altrariforma: quella che non c’è mai stata, che vuole rivoluzionare i saperi e il loro valore sociale, a partire dalla partecipazione attiva degli studenti.
Con questo percorso intendiamo contribuire alla mobilitazione, e auspichiamo la convocazione di un’assemblea nazionale del mondo della formazione nella parte iniziale dell’autunno, per definire in maniera radicale, intelligente e rispettosa dell’eterogeneità e della democrazia del movimento, l’agenda di una mobilitazione contro l’attacco ai saperi e alla società.
Bisogna mandare in soffitta l’autoreferenzialità e l’autosufficienza e costruire l’alternativa per la scuola, per l’università, per il modello di sviluppo. La lotta di Pomigliano non può restare circoscritta alla fabbrica, la mobilitazione degli studenti deve uscire dalle pareti di scuole e università. Non limitiamoci ad “attraversamenti” e “intrecci”. Le lotte del lavoro e dei saperi contro la crisi devono unirsi in una unica grande battaglia di opposizione e riscossa sociale nella difesa dei diritti di ieri e di domani, a partire dalla mobilitazione del 16 ottobre promossa dalla FIOM.
“Vogliamo potere”, così inizia il “manifesto dai saperi contro la crisi” che abbiamo elaborato a Riot Village, intendendo potere come verbo e non come sostantivo. È un decalogo di proposte che mettiamo a disposizione del movimento, per aprire un grande conflitto sociale e generazionale contro la schiavitù chiamata precarietà.
Per essere all’altezza di questa sfida, dopo un anno di percorso costituente, il 25-26 settembre daremo vita alla Rete della Conoscenza per unire medi, universitari, AFAM, dottorandi, convinti che, a partire da gli ultimi luoghi collettivi, dai luoghi della formazione, sia necessario riprendersi il presente per ricostruire il futuro.
Claudio Riccio – portavoce nazionale LINK–Coordinamento Universitario
Tito Russo – coordinatore nazionale Unione degli Studenti
Tutti i compagni dell’ Unione Degli Studenti Campobasso intendono esprimere profonda indignazione per quanto successo a Nicola a seguito dei festeggiamenti per la vittoria della Spagna ai mondiali di calcio. Questi è stato colpito ad un occhio, perdendone tutte le funzionalità, da un proiettile di gomma sparato dalla polizia catalana durante i momenti di festa per strada. Riteniamo doveroso sollecitare fortemente tutte le istituzioni a tutti i livelli, per quanto di competenza, dal Comune alla Provincia di Campobasso dalla Regione Molise alla Farnesina affinché facciano procedere in maniera più celere possibile tutte le operazioni burocratiche per ridare giustizia a Nicola. E’ certo, però, che nessun risarcimento potrà mai ridargli quello che la violenza di stato gli ha sottratto.
Lui è stato uno dei fondatori dell’ UDS Campobasso e per questo noi gli siamo eternamente grati.
E’ stato esponente di spicco del mondo dell’associazionismo universitario a livello nazionale, solo ultimamente ha deciso di spostarsi in Spagna.
Nicola non mollare lotteremo con te almeno per ridarti parte della giustizia che tanto meriti !
Di seguito un articolo che riporta una sua intervista e un video che lo ritrae.
Nicola Tanno: ”Completamente
abbandonato dallo Stato”
Abbiamo incontrato il nostro connazionale residente a Barcellona, che durante i festeggiamenti per la vittoria ai Mondiali di Calcio ha perso l’uso dell’occhio destro a causa di un proiettile di gomma sparato dai “Mossos D’Esquadra”, il corpo di polizia autonomo della Catalogna.
Nicola Tanno è un ragazzo tranquillo e in gamba. Ha 24 anni, è nato a Campobasso e più di cinque anni fa è andato a Roma per studi, dove ha conseguito, presso l’università La Sapienza, la Laurea in Scienze Politiche.
Dopo di che si si trasferisce a Barcellona per partecipare ad un Master postuniversitario presso la prestigiosa università catalana Pompeu Fabra. E fin qui la sua storia potrebbe essere simile a quella di migliaia di ragazzi che decidono di lasciare l‘Italia per studiare all’estero. Ma la storia di Nicola devia bruscamente da questa normalità tra la notte del 11 e del 12 luglio 2010. Nicola si trova nella capitale catalana da poco più di un mese quando la nazionale spagnola vince i Mondiali di Calcio 2010. Dopo il fischio finale, lui, come migliaia di persone, scende in strada per festeggiare la storica vittoria. Il punto di ritrovo, Piazza di Spagna, è gremito di tifosi di tutte le nazionalità. L’atmosfera appare tranquilla e tutto pare filare liscio, finchè, verso l’una del mattino, la situazione inizia a degenerare e tra tifosi e forze dell’ordine iniziano degli scontri (come già documentato da Giornalettismo). Un fitto lancio di oggetti contro i Mossos dà il “la” alle cariche della polizia, che sgomberano immediatamente la piazza, facendo defluire così le migliaia di persone che vi si trovavano in quel momento verso le strade adiacenti. La piazza stessa viene occupata dalle camionette Mossos d’Esquadra, che iniziano a caricare su qualche decina di facinorosi che avevano nel frattempo appiccato il fuoco a degli alberi. La situazione, comunque, si calma in breve tempo. La vittoria della Spagna non è certamente quella del Barcellona Calcio e in piazza non erano presenti centinaia di migliaia di persone, come accaduto ad esempio l’anno scorso, quando in occasione del trionfo dei Blaugrana in Champions League, la città venne letteralmente invasa da una folla immensa di tifosi. Eppure l’aria è elettrica, si alzano cori contro la Catalunya, vengono bruciate bandiere catalane e pare che a qualcuno il fatto che il giorno prima un milione di persone abbia manifestato a favore dell’autonomia della regione non è andato proprio giù, e la vittoria della Nazionale è decisamente un momento di rivalsa.
TRANQUILLITÀ APPARENTE – I violenti, comunque, sono decisamente pochi, e non possono ripetere le gesta di chi, l’anno prima dopo la vittoria della Champions Leaugue, aveva devastato il centro di Barcellona. Ciò nonostante la polizia inizia a caricare, e senza discriminazioni, sia chi aveva causato danni e lanciato verso i poliziotti bottiglie e altri oggetti, sia chi,
comprendendo che la situazione stava degenerando, stava tranquillamente tornandosene a casa. Secondo molte testimonianze i Mossos iniziano da subito a sparare i famigerati proiettili di gomma già utilizzati in altre occasioni contro i manifestanti, e che avevano già causato in passato ferimenti più o meno gravi. Nicola, come tanti altri, fugge dalla piazza e attende che la situazione si calmi. Molti testimoni raccontano che la situazione era calda, ma certamente non di panico; i tavolini dei bar adiacenti alla piazza sono addirittura ancora occupati da avventori che tranquillamente stavano consumando le loro bibite. La situazione è come sospesa. Non ci sono segnali di pericolo imminente, a parte lo sgombero della piazza, non arrivano state altre cariche da parte della polizia, e nessuno, sempre secondo le testimonianze, attacca le forze della polizia nella zona dove si trovava Nicola. Ad essere agitati sembrano essere solo i Mossos stessi. E in questa atmosfera così sospesa, Nicola stava documentando il tutto con la sua videocamera, così da poter poi scrivere sul suo blog, “Diario Catalano”, la sua avventura in terra spagnola. In questa atmosfera che Nicola descrive come “tranquilla” accade però il dramma: lui viene colpito da un proiettile di gomma sparato da un poliziotto e viene colpito in un occhio. A terra, comprende subito che qualcosa di grave è accaduto. Queste le sue parole: “Eravamo sotto la tenda di un bar. La strada era bloccata e non capivo esattamente dove mi trovavo, essendo da poco a Barcellona. Allora ho deciso di attendere che la situazione si tranquillizzasse per poi potermene tornare a casa. Improvvisamente però mi sono sentito scaraventare in aria e sono caduto. Avevo subito capito che era successo qualcosa di grave. Sentivo un dolore fortissimo alla testa, e mi sono subito reso conto che perdevo sangue dall’occhio. Non ho mai perso la conoscenza. Toccandomi l’occhio ho capito che ero stato colpito proprio lì”. Siamo seduti ad un tavolino di un bar, Nicola prende un caffè, il suo amico Simone, venuto dall’Italia per stargli vicino in questo momento così difficile, sorseggia una clara.
Nicola, cosa è successo esattamente?
“Dopo la fine della partita sono uscito con la mia telecamera per vedere la festa e documentarla per il mio blog. Ero al centro della piazza e tutto andava per il verso giusto. Mi sembrava un ambiente normalissimo, come quattro anni fa in Italia. Ad un certo punto ho visto arrivare un gran numero di camionette della polizia, arrivate molto velocemente. Non ho notato problemi di ordine pubblico, mi sembrava un ambiente tranquillo, goliardico. Fatto sta che in pochissimi minuti la piazza, che era strapiena, si è completamente svuotata e la gente ha iniziato a correre e io con loro“.
A questo punto racconta il momento in cui i Mossos hanno iniziato a caricare la folla.
“La cosa che mi è rimasta impressa è che i Mossos hanno iniziato ad avanzare
verso le persone che avevano già abbandonato la piazza. La sensazione che avevo è che la gente avesse paura, ma non temevo di poter restare implicato in una loro carica, dato che mi ero allontanato parecchio dalla piazza. La situazione si era tranquillizata, infatti avevo ripreso a fare delle riprese. Avendo anche sbagliato strada, ho pensato di attendere che la situazione fosse più tranquilla per tornarmene a casa. Vicino a me la gente continuava a festeggiare. Non c’era un clima da guerriglia. In quei mometni non ho visto ne’ scontri, ne’ tantomento lanci di oggetti verso la polizia. Mi trovavo vicino ad un bar, dove le persona continuavano tranquille a bere ai tavolini. C’era calca, perchè comunque in molti tentavano di entrare nel bar per proteggersi dalle cariche“.
I poliziotti erano molto nervosi, almeno a quanto dichiarano Nicola e altri testimoni, ed avevano iniziato a sparare proiettili di gomma contro la folla. Nicola continua il suo racconto e giunge al momento in cui viene colpito.
“All’improvviso ricordo solo di essere saltato in aria. È impossibile da descrivere. Sono caduto e ho avuto la sensazione che tutto andasse al rallentatore. La gente ha iniziato ad urlare. È stata una sensazione orribile. Mi sono reso subito conto che mi avevano coplito all’occhio. Hanno capito subito che ero italiano, perchè gridavo “L’occhio! L’occhio” e mi hanno immediatamente soccorso. C’era anche un medico, ma non ha potuto far nulla. Abbiamo atteso l’ambulanza e sono stato portato all’ospedale. Ho subito due interventi, di cui uno per permettere l’inserimento di una placca al titanio, dato che un osso interno è stato danneggiato“.
I medici che lo hanno curato hanno definitivamente confermato che non potrà mai più riacquistare la vista. In un futuro forse potrà migliorare l’estetica, con degli interventi di chirurgia maxillo-facciale volti alla ricostruzione di un occhio artificiale, che però non avrà la possibilità di restituire la vista a Nicola. È una storia amara questa, sottolineata dallo stesso Nicola, quando dice che “non è giusto che una persona tranquilla perda un occhio solo per essere sceso in strada a festeggiare. Non voglio vendette, voglio giustizia, dato che è stata chiaramente un’uso sproporzionata della forza. Io ero in mezzo alla gente, a mani nude, e mi hanno sparato. Spero che i responsabili vengano individuati, sia chi ha sparato che chi ha dato l’ordine. Voglio un risarcimento e mi devono chiedere scusa. Poi forse potrò perdonare chi mi ha fatto questo“.
IL CONSOLATO ITALIANO A BARCELLONA? ASSENTE – L’incredibile storia non si conclude qui. La famiglia di Nicola si è subito attivata per stargli vicino. I genitori si sono trasferiti in Spagna, a Premià de Mar, cittadina della Costa Brava dove Nicola ora risiede e dove può contare sull’affetto dei suoi genitori e della sua ragazza, Clara, nonché della sua famiglia. Non può contare invece sullo Stato italiano. La sorella di Nicola ha contattato subito il Consolato italiano a Barcellona, dove non gli è stata prestata nessuna attenzione, se non il consiglio di avvalersi di un avvocato di fiducia del Consolato. È un fatto sconcertante, tanto che questo fatto è stato oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata dal deputato PD Luigi Nicolais in primis, al quale si sono aggiunti i deputati Coscia e Picierno. L’interrogazione, a risposta scritta, ancora non ha prodotto alcunché. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’onorevole Nicolais, chiedendogli se il Ministero degli Affari Esteri avesse risposto, ma la replica è stata negativa. “Servono comunque dei tempi tecnici” ha dichiarato Nicolais “Credo che in qualche giorno avremo la risposta del Ministero a questa interrogazione. Il fatto è gravissimo, non si può abbandonare così un
cittadino italiano”.
DENUNCIA NEI CONFRONTI DEI MOSSOS D’ESQUADRA – In attesa di una risposta dallo Stato italiano, la famiglia di Nicola ha presentato denuncia formale contro l’operato dei Mossos d’Esquadra. La denuncia, già firmata dal Procuratore, mette in risalto il presunto mancato rispetto del protocollo d’ingaggio da parte della polizia catalana, in una situazione che, come detto e sempre secondo la denuncia, in nessuna maniera giustifica l’uso della forza, e in particolare l’utilizzo dei proiettili di gomma. La denuncia è stata presentata mercoledì 25 luglio dall’avvocato Pere Picon, giorno in cui Nicola è uscito dall’ospedale. È a carico del comandante di Gruppo di Comando centrale e del capitano della Brigata Mobile dei Mossos presente in strada la sera del 11 luglio. Nella denuncia non vengono riportati i nomi dei possibili denunciati. Nella denuncia inoltre si fa riferimento più volte alla presenza della telecamera utilizzata da Nicola per documentare la festa, per poi poterla riportare sul suo blog. Un’accusa indiretta verso la volontarietà dei Mossos di non voler che si riprendessero gli scontri? Comunque sia, Nicola ora sta meglio. Dovrà affrontare ancora un lungo percorso prima di poter tornare ad una vita normale e tranquilla. Noi, per quanto possibile, oltre a porgere a lui e alla sua famiglia i nostri auguri più sinceri, continueremo a vigilare sulla faccenda e sul perchè un ragazzo tranquillo abbia perso un occhio durante una sera di festa e soprattutto sul perchè lo Stato italiano e il Consolato a Barcellona se ne siano lavati le mani.
Il video dell’incidente al link di seguito:
http://www.lasextanoticias.com/videos/ver/sin_ojo_por_el_mundial/292562
Siamo di fronte all’imbarbarimento sociale e culturale della nostro stato.
Ogni giorno di più gli attacchi alla formazione e alla cultura in
generale si fanno più frequenti.
Ed è in questo momento storico più che in altri che il reale diritto allo studio è un miraggio per molte studentesse e molti studenti le cui famiglie non riescono a sostenere le ingenti somme di denaro che occorrono per una buona formazione.
Ormai si stima che uno studente medio spende oltre 1000 euro l’anno per andare a scuola( tra tasse scolastiche, libri di testo, trasporti, e materiale vario).
Le poche borse di studio che ci sono presentano vincoli proibitivi per numerossissim* student* bisognos*.
La domanda è si può continuare in questa situazione?? E’ un paese democratico il nostro??
E’ un paese “civile” uno nel quale la formazione è di un’elitè?
La risposta a queste domande è NO!
Dal canto nostro ci proponiamo di dimezzare le spese per i libri di testo facendo un’iniziativa che lo scorso hanno ha avuto un larghissimo consenso nella cittadinanza campobassana:
IL MERCATINO DEL LIBRO USATO!
Puoi lasciare in contro-vendita i tuoi libri chiamando il numero 338-7682853
le vendite si svolgeranno in Piazzetta Palombo dal 20 Agosto al 15 Settembre
Dal 16 si riconsegneranno i libri o eventualmente i soldi del ricavato.
I libri verranno venduti al 50% del prezzo di copertina.
Il 40%(del prezzo di copertina) verrà restituito al proprietario mentre il 10%(sempre del prezzo di copertina) resterà all’Unione Degli Studenti Campobasso che utilizzerà il ricavato solo per i costi dell’iniziativa e per il proseguimento dell’attività associativa.
Ti Aspettiamo!

il volantino del mercatino
Una puntata, quella
di Controvento, tutta dedicata agli spazi e ai servizi per i giovani
nella citta’ di Campobasso .
Sono ospiti, oltre ai rappresentanti
degli studenti medi ed universitari, Giuseppina Tucci, Federica
…Ciarlariello e Francesco di Lucia, il sindaco di Campobasso, Luigi Di
Bartolomeo e la consigliera di opposizione Adriana Izzi.

STANCO DEI SOLITI GIORNALI? APRI LE ALI!
E’ In arrivo…CONTROVENTO! Il giornale scritto unicamente da ragazzi delle superiori e delle università molisane, tutto dedicato alla cultura di noi giovani! Da domani in tutte le scuole, le edicole e gli atenei del Molise!
SOMMARIO
-Società -
1° Marzo: Un’altra Italia -
Cala il prezzo del petrolio… per chi lo versa in mare - di Michela di Criscio
Per un 8 Marzo senza mimose - de Le ragazze dell’Unione degli Studenti
Il nostro odio è mosso da amore - di Giuseppina Tucci
Equo y Solidal - di Manuel Colangelo
La droga tra i giovani: cause, conseguenze e possibilità - di Federica Ciarlariello
L’immigrazione tra passato e presente: un confronto costruttivo - di 3°G, 3°I,4°E del liceo scientifico “A.Romita”
-POLITICA-
Processi sul filo… di un rasoio - di Manuela Cardarelli
Satira politica - di Jacopo di Donato
Le migliori frasi di Silvio Berlusconi: (il miracolo che cammina)
-SCUOLA E FORMAZIONE-
Scuola VS Scuola - di Jo
Sapevi che in… Finlandia - a cura della redazione
L’università di chi non si può permettere altro - di Francesco di Lucia
Consulta Provinciale Studentesca: abbiamo il coltello dalla parte del manico? - di Maddalena Tucci
-MUSICA-
La nostra Hit Parade - a cura della redazione
Sei stelleer l’orgoglio italiano nella musica - di Francesca Ricciardi
I Postit - a cura della redazione
-INTERVISTE-
Una lotta lunga una vita - a cura della redazione
Intervista con il sindaco di CB - a cura della redazione
-LIBRI-
Daniel e Jonathan alla ricerca del passato - di Christian Puntillo
-SPORT-
Orizzonti verticali - di Riccardo Quaranta
La MaGGica - di Ste C.
I ragazzi della redazione di Controvento (Edizioni Il Bene Comune) presenteranno domani 6 maggio alle ore 17:00 in villa dei Cannoni a Campobasso, nel corso di una conferenza stampa alla quale prenderà parte l’intera redazione del bimestrale, il loro progetto editoriale.
Il giornale è scritto dagli studenti delle scuole superiori e dell’università molisane ed è tutto dedicato alla cultura giovanile.
Per info: Federica Ciarlariello 334 3142021 email: controvento.redazione@gmail.com

Sono passati più di 60 anni dalla caduta del nazifascismo
e siamo chiamati ad affrontare una nuova e più istituzionale minaccia che mira all’eliminazione delle diversità di pensiero nonché delle libertà individuali.
Sotto la parola SICUREZZA si celano provvedimenti antidemocratici mirati a creare uno stato di continuo controllo psicologico e fisico su tutta la popolazione.
Oggi come ieri è necessaria una presa dicoscienza da parte di tutti per impedire la deriva autoritaria che staattraversando il nostro paese.
NO:
All’equiparazione dei partigiani ai repubblichini fascisti.
Al monopolio e alla censura dell’informazione!
Alla militarizzazione delle nostre città e alla discriminazione razziale attuate con il pacchetto sicurezza.
All’avanzamento delle destre neofasciste!
LOTTIAMO PER:
Integrazione e non odio nei confronti degli stranieri.
Un’informazione libera degli interessi di partito!
La valorizzazione della storia al fine di conservare la memoria e analizzare il contesto contemporaneo.
Ci vogliono ignoranti…ma ci avranno ribelli!
Sciopero – mobilitazione nazionale studentesca 12 marzo
“Riforme epocali” ovvero…
come una generazione ignorante diventa controllabile
Negli ultimi mesi il governo Berlusconi ha dichiarato esplicitamente, attraverso specifici
provvedimenti, le proprie intenzioni: affamare la scuola pubblica, rendere definitivamente private le
università e cancellare la ricerca libera dal territorio nazionale.
Il piano, in sintesi, è condannare la nostra intera generazione all’ignoranza.
L’ultimo arrivato è il provvedimento sulle scuole superiori: il 4 febbraio 2010 il Governo approva lo
schema di “riordino dei cicli, indirizzi e quadri orari per gli istituti d’istruzione secondaria
superiore”. Il volto della scuola pubblica italiana cambia in maniera significativa: i licei vengono
ridotti a 6 tipologie (classico, scientifico, linguistico, artistico, musicale e scienze umane), gli istituti
tecnici vengono suddivisi in due settori (economico e tecnologico, con circa 11 indirizzi) e gli
istituti professionali anch’essi in due settori (servizi e industria/artigianato). La riduzione degli
indirizzi in realtà cela la volontà da parte del Governo di giustificare i pesanti tagli al settore scuola
programmati entro il 2012, nella legge 133 del 2008. I tagli al personale determinano dunque la
riduzione di servizi e attività curricolare in termini di ore (media settimanale per gli istituti superiori
pari a 27 ore, meno della scuola media), eliminazione di materie fondamentali in molti indirizzi
quali la storia dell’arte, il diritto, la geografia, la chimica, la biologia, riduzione delle ore a
disposizione di materie utili non solo all’apprendimento di conoscenze umanistiche e letterarie ma
anche alla capacità di elaborazione critica, come il latino e la filosofia. Una scuola che viene
sensibilmente indebolita nella sua missione fondamentale e cioè garantire a tutte e tutti
indipendentemente dalle condizioni di partenza un reale accesso alla conoscenza e alla capacità di
elaborare pensiero complesso, approfondimento, curiosità, capacità critica appunto. Ma un’altra
spallata alla scuola pubblica avviene tramite l’approvazione del “ddl sull’apprendistato” che sancisce
la possibilità di assolvere l’obbligo scolastico all’interno di un luogo di lavoro svolgendo
l’apprendistato. Un’officina non è una scuola e permettere che l’obbligo scolastico possa essere
inserito in un percorso di fatto lavorativo rappresenta il via libera a forme di privatizzazione delle
conoscenze e dei saperi.
Una privatizzazione che avanza già a passi di gigante anche nell’ambito universitario.
La controriforma Gelmini, infatti, che sta per approdare nelle aule parlamentari, rappresenta l’ultimo
atto di un processo in corso da anni, il passaggio dall’attacco all’università pubblica alla sua
abolizione, dall’incentivazione dell’apertura ai privati all’ingresso obbligatorio delle aziende nel
governo dell’ateneo. Se il parlamento approvasse questa legge, partirebbe un conto alla rovescia
inesorabile: tutti gli atenei italiani avrebbero 9 mesi per adeguare i loro statuti, con una procedura
straordinaria. La conferma dei tagli dello scorso anno, l’ingresso del 40% di privati nei consigli di
amministrazione, la limitazione delle forme di rappresentanza democratica degli studenti,
l’introduzione del prestito d’onore con la trasformazione di diritti in debiti, l’ulteriore
precarizzazione della ricerca, imposte d’autorità dal governo a tutti gli atenei: alla fine di quel conto
alla rovescia, non esisterebbe più alcuna università pubblica, in Italia. La combinazione tra
l’aumento delle tasse, prodotto dai tagli, e l’ingresso dei privati in cda renderebbe i nostri atenei
praticamente identici a quelli privati. La combinazione tra il prestito d’onore e la delega al governo
sul diritto allo studio sostituirebbe le borse, le mense, gli alloggi cui abbiamo diritto con debiti,
debiti e ancora debiti. La combinazione tra l’affidamento della didattica ai dipartimenti, l’obbligo
per i ricercatori di insegnare come i docenti e la precarizzazione dei contratti produrrebbe il blocco
totale della ricerca italiana. Nessuno, semplicemente, potrebbe più fare ricerca, occupato come
sarebbe a cercare di garantire la didattica e a trovarsi un posto di lavoro a fine contratto. Sempre più
atenei sono in una situazione di dissesto finanziario totale: non si tratta di previsioni pessimiste
poichè molti consigli di amministrazione, in tutta Italia, stanno per esaminare proposte di aumento
delle tasse agli studenti. Il disegno del governo su scuola, università e ricerca è unitario, e unitaria
dev’essere la nostra risposta.
Questo processo di smantellamento del nostro futuro va bloccato e subito.
Mobilitarsi è d’obbligo, costruire l’alternativa è necessario…
verso lo Sciopero per l’AltraRiforma
Il governo e la sua propaganda stanno costruendo ormai da anni una falsa contrapposizione tra
conservazione burocratica e innovazione aziendalista, cercando di costringerci a scegliere tra la
difesa di un sistema formativo di cui critichiamo da sempre l’immobilismo polveroso e una serie di
sedicenti riforme che più che rinnovare distruggono tutto ciò che toccano.
Noi non ci stiamo. La nostra idea di scuola, di università, di ricerca è diversa, e siamo pronti a
dimostrarlo. Siamo per una revisione dei cicli che possa certamente contenere accorpamenti di
indirizzi e discipline didattiche a patto che questo intervento possa essere completato senza
diminuzione degli orari di lezione e senza eliminazione di materie fondamentali e con l’introduzione
di un “biennio unitario” che possa garantire a tutte e tutti il raggiungimento complessivo di obiettivi
didattici e conoscenze di base. Ciò garantirebbe l’ingresso a pari di livello in percorsi specifici e
specialistici nel triennio successivo, andando contro così alla realtà attuale che vede diversi livelli di
apprendimento già a partire dal primo anno, frammentando in maniera inesorabile la formazione
iniziale.
Siamo per una reale democrazia nella quotidiana amministrazione della vita scolastica e
nell’organizzazione della didattica attraverso un nuovo sistema di poteri all’interno degli organi
collegiali in cui gli studenti possano assumere un ruolo da protagonisti e non più da indirette
comparse. Crediamo che lo sfruttamento di lavoro sommerso legalizzato che viene chiamato sotto il
nome di stage negli istituti tecnici e professionali vada eliminato una volta per tutte attraverso una
regolamentazione chiara tramite uno “statuto degli studenti e delle studentesse in stage” che possa
garantire la copertura assicurativa, i rimborsi adeguati, un docente tutor permanente, un peso
maggiore nei curriculum. Crediamo dunque che le barricate da erigere scuola per scuola al fine di
contrastare gli ultimi provvedimenti della Gelmini debbano essere affiancate ad assemblee
permanenti, a forum permanenti di elaborazione della “scuola che vogliamo”.
La nostra Riforma della scuola, l’AltraRiforma degli studenti. Una sfida che va colta a tutti i livelli,
compreso quello complesso e articolato dell’università. Il ddl Gelmini «presentato mediaticamente
come disegno ‘innovativo’ di riforma dell’Università rappresenta palesemente un progetto di
riproposizione e cristallizzazione di tutti gli elementi negativi del sistema universitario, denunciati
più volte dal movimento dell’Onda». Così studenti e ricercatori, riuniti in assemblea nazionale a
Roma lo scorso 20 novembre, hanno smascherato pubblicamente l’inganno della Gelmini, che dietro
la retorica dell’innovazione nasconde la perversa alleanza tra gli interessi corporativi dei vecchi
baroni e quelli dei nuovi padroni.
Abbiamo la responsabilità di contrapporre all’offensiva governativa un’opposizione che guardi
avanti e che rilanci la sfida per il futuro. All’attacco alla rappresentanza rispondiamo con nuovi
modelli di partecipazione democratica; al taglio del diritto allo studio opponiamo un nuovo welfare
studentesco che sappia garantire a tutti l’accesso al sapere; alle minacce di abolizione del valore
legale del titolo di studio replichiamo esigendo la qualità reale del sapere che ci viene proposto. Noi
che viviamo l’università in prima persona sappiamo bene quali sono i problemi da affrontare: una
didattica dequalificata, una ricerca umiliata, una mobilità sociale inesistente, la precarietà come
condizione permanente, le mille barriere all’accesso al sapere, alla casa, ai trasporti, a tutti quei
servizi che costituiscono la base materiale della nostra autonomia di vita. Dalla lotta contro il ddl
Gelmini deve nascere un’alternativa democratica e partecipata, per difendere l’università pubblica e
per cambiarla dal basso, da luogo dell’immobilismo e delle clientele a motore della trasformazione
del paese, in grado di portare l’Italia alla costruzione di una società della conoscenza libera,
democratica ed eguale.
Non bamboccioni da assistere, ma soggetti in formazione liberi e autonomi:
in piazza per un nuovo welfare studentesco
La retorica del governo va finalmente smascherata: altro che bamboccioni, gli studenti e le
studentesse di tutta Italia non vedono l’ora di poter essere autonomi dal punto di vista economico e
di determinare liberamente il proprio percorso di vista, indipendentemente dall’appartenenza di
classe. A impedire che questo accada sono proprio le politiche governative di taglio alla spesa
pubblica, in particolare nel diritto allo studio. Gli ultimi provvedimenti ministeriali descrivono
infatti la volontà di rendere la scuola e l’università uno strumento funzionale alle logiche del profitto
di pochi, privando un’enorme fetta di popolazione della possibilità di costruirsi un futuro. Esigiamo
che nel nostro Paese venga realizzata una Legge quadro nazionale sul diritto allo studio con un
fondo straordinario di finanziamento che possa delineare per tutte e venti le regioni del nostro Paese
una cornice comune di offerta formativa e un reale accesso ai percorsi scolastici e universitari per
tutte e tutti, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza. Solo con efficaci provvedimenti
sui trasporti, sulla casa, sui libri, sulle mense, sui consumi culturali si può costruire la formazione
dei «capaci e meritevoli». Che merito c’è senza uguaglianza?
Proponiamo quindi la costruzione di un nuovo welfare studentesco, stabilendo il principio del
reddito di formazione universale, in grado di liberare le studentesse e gli studenti dalla schiavitù del
mercato, costruendo la loro autonomia attraverso un sistema complessivo che integri forme
monetarie e servizi pubblici, come previsto dall’articolo 34 della Costituzione.
Per questo saremo in piazza venerdì 12 marzo, nella giornata in cui anche i lavoratori e le lavoratrici
di tutte le categorie saranno in sciopero contro i costi della crisi economica, generata da politiche
industriali di sciacallaggio e da speculazioni inarrestabili dei grandi gruppi finanziari. Saremo in
piazza tutti insieme, studenti medi, universitari, dottorandi, studenti dei conservatori e delle
accademie, perché il processo di mercificazione del sapere si estende a tutti gli ambiti della
conoscenza, dalle scuole alle università, dai centri di ricerca alle accademie, puntando a fare del
sapere socialmente prodotto una risorsa scarsa, da contendere e commerciare. Insieme costruiremo
una giornata con cortei studenteschi e mobilitazione di ogni tipo in tutta Italia per dare il segnale
che la nostra lotta per una scuola, un’università e una ricerca pubbliche e di qualità non si è fermata.
La mobilitazione studentesca nazionale vuole lanciare il percorso di AltraRiforma città per città con
cantieri di elaborazione, con proposte collettive di rilancio di un protagonismo studentesco che non
ha mai smesso di pulsare.
Mobilitarsi è d’obbligo…costruire l’alternativa è necessario.
CI VOGLIONO IGNORANTI…MA CI AVRANNO RIBELLI!
9:30 piazza san Francesco Campobasso
Unione degli Studenti
Link-coordinamento universitario
verso la RETE DELLA CONOSCENZA
Un’asseblea organizzata da quattro associazioni molto sensibili ai temi della città di Campobasso( uds campobasso, malatesta ,legambiente e fareverde)
ma aperta a tutti, che si propone di stilare un documento programmatico da portare con forza nelle stanze del comune.
Si parlerà di quello che in questa città non funziona e di quello che manca (vedi centri di aggregazione) per poi capire in chiave propositica come fare per migliorare queste forti lacune.
Si presenterà un documento da far approvare nel piano sociale di zona il 23 alle 18 al Comune di Campobasso.
x info: manuel 3387682853
